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lunedì 2 luglio 2018

HOSTeRIA...un nuovo sito, un nuovo blog


14.a puntata di Chef dietro le quinte

Questa quattordicesima puntata per me è speciale.
Lancio un annuncio che mi emoziona.
Sta partendo il nuovo sito con blog di HOSTeRIA. L’ho voluto e pensato perché fosse bello, ricco, autentico. L’ho voluto e pensato come una porta sempre aperta. L’ho voluto e pensato come un punto d’incontro per stare sempre con i clienti, gli appassionati di cucina, i lettori del mio racconto del ‘dietro le quinte’. L’ho voluto e pensato perché, al di là dell’anima commerciale, ne avesse una ideale, sentimentale, godereccia.
Credo che il cibo narri parecchio, dei luoghi e delle persone. Il cibo è cultura, piacere, condivisione. Il cibo è conforto. Il cibo è ristoro.
Questa ‘casa’ iniziava a essere stretta e ne ho dunque voluta una più grande, più accogliente, più frizzante.
Cosa non farei per HOSTeRIA?!?!?
In effetti il senso è tutto qui. Nel mio amore, nella mia determinazione. Nell’omaggio continuo alla bontà, alla qualità, alla creatività.
Ecco, una puntata breve oggi. Breve ma importante.
Grazie…grazie a chi ha seguito fin qui, a chi proseguirà a farlo, a chi inizierà.

giovedì 14 giugno 2018

Ai cuochi...piccoli, grandi eroi!

13.a puntata di Chef dietro le quinte

Tredicesima puntata di questo lungo racconto di pensieri e cucina.
Questa è dedicata ai cuochi: ai miei collaboratori, a me, a tutti i cuochi.
Perché i cuochi sono il cuore vero del ristorante ma restano in ombra.
Spesso l’immaginario collettivo, oggi più che mai sollecitato dai programmi tv, ne coglie l’aspetto più frizzante, quello creativo, la gloria del piatto da applausi… ma il “dietro le quinte” è complesso, lungo, faticoso.
Le sfaccettature di questo mestiere sono molte, moltissime.
Il tempo ci ha portato utensili e tecnologie che accelerano certe operazioni, che migliorano i risultati, è vero. Di contro anche questi richiedono applicazione, ricerca, scelta. Anche con questi bisogna fare i conti, imparare, riuscire a destreggiarsi tra manualità e utilizzo di apparecchiature.
Questa è un po’ la punta dell’iceberg di un profondo impegno di conoscenza:
conoscenza dei prodotti
conoscenza delle tecniche di cottura
conoscenza delle ricette
conoscenza delle attrezzature
conoscenza delle normative in materia
e su tutto ciò il grande impegno di studio e sviluppo. Un impegno quotidiano e serrato.
In cucina i cuochi devono prendere la mano con tanti elementi, con tanti momenti, con tante attenzioni: dall’approvvigionamento della dispensa alla corretta conservazione, dalle fasi di lavaggio, taglio, cottura e presentazione, a tutta una serie di incombenze -queste sì- di estro e espressione personale: fare un menu significa spendere energie e risorse, intuire le giuste combinazioni, avere il polso delle tempistiche. In HOSTeRIA vige una cultura anti-spreco e questo naturalmente ci chiama sempre a essere ancora più ‘presenti’ e concentrati.
I cuochi vivono sulla pelle dalla mattina alla sera la lotta con le ore e i minuti.
Non si può sgarrare, tutto deve essere pronto, tutto deve essere preparato a puntino, tutto deve filare liscio come l’olio.
Per non parlare di quanto sale il livello di stress durante il servizio di pranzo e cena quando in cucina fioccano le comande, i commensali hanno appetito e i piatti devono volare, uno dopo l’altro, a ritmo perfetto (o quasi!).
Tutto ciò richiede una particolare organizzazione, un rigore gerarchico da rispettare, una sorta di alleanza di forze e passione e tenacia…
È un lavoro facile?
Sicuramente non lo è. Bisogna amarlo. E rispettarlo. Sempre.
I cuochi sono sovente egocentrici, severi, agguerriti. Ne hanno più di un motivo, no?
Reggono le sorti di un locale e non vivono quasi mai la ribalta!
Credo meritino questo riconoscimento, questo omaggio. Godono della mia stima, del mio affetto, della mia gratitudine soprattutto i miei cuochi: giovanissimi eppure straordinari. Forse non glielo dico spesso però sono davvero ammirevoli: reggono bene questa avventura e sopportano me! Ecco…li ringrazio.
Alla prossima puntata.

venerdì 25 maggio 2018

Le stagioni nel menu

11.a puntata di Chef dietro le quinte

Undicesima puntata e ancora tanto da raccontare.
Questo in effetto è il ‘succo’ della mia cucina: il work in progress, perenne.
Il mio più grande piacere in HOSTeRIA è questo viaggio, il piacere di sperimentare, la libertà di innovare sempre.
Il MENU A ZERO ASTERISCHI, lo avrete capito, risponde alla logica della freschezza. Una freschezza che posso garantire approvvigionandomi di materie prime del territorio.
La freschezza chiama stagionalità. Tutto il menu deve esprimere e celebrare le stagioni. Le voglio proprio portare in tavola, le stagioni.
Scherzando e ridendo la cucina può avere una funzione “educativa”, no?
Quanti ragazzi non sanno più quali verdure porti l’estate, quali frutti siano tipicamente invernali? Forse pure gli adulti hanno finito per dimenticarlo presi dal supermercato che propone tutto in qualsiasi giorno dell’anno.
HOSTeRIA no, HOSTeRIA vuole rispettare il corso della natura e il suo gusto.
Trovo peraltro sia questo il senso e il sapore da ritrovare! Quello di gustarsi gli asparagi quando è tempo, di celebrare le fragole quando è ora, di mettere in pentola i cavoli al momento giusto.
Ecco che non può funzionare un menu fisso.
A pranzo, quando il cliente ha più fretta e vuole pasti più veloci, mi affido al menu del giorno, pensato la sera per la mattina. Per la cena ho scelto il menu stagionale.
In questi giorni sto lavorando -alacremente- al menu estivo.
Finalmente si è affacciato il sole e c’è voglia e bisogno di prelibatezze da bella stagione.
I punti fermi, come la cotoletta alla milanese, la svizzera, la bruschetta, le ricette di Nuara in gir par al mund, vengono rivisitate in chiave stagionale, con gli ingredienti del momento. Accanto a questi ci sono le novità, le proposte più adatte al caldo, i colpi d’estro che mi piace introdurre e variare periodicamente.
A breve dunque la sferzata del fresco, saporito, originale, ricco menu di HOSTeRIA.
Ovviamente con l’audacia che non so trattenere!
Alla prossima puntata.

mercoledì 16 maggio 2018

Bontà d'asporto


10.a puntata di Chef dietro le quinte

Eccomi alla decima puntata. Il racconto della mia cucina, sul filo delle ispirazioni e dei valori che mi muovono, attraversa tutti i momenti, le scelte, le impostazioni che caratterizzano HOSTeRIA.
Non ho pensato solo ai clienti che si accomodano alla nostra tavola a pranzo o a cena. Ho pensato a tutti quelli che vogliono gustare le nostre specialità. Anche a casa. Perché non hanno voglia di sostare al ristorante, perché hanno problemi di salute, perché ospitano qualcuno all’improvviso, perché vogliono una serata d’intimità in coppia o tra amici.
Basta ordinare e passare a ritirare all’orario concordato.
Qualsiasi piatto.
Io sono sempre fiero e contento della fiducia che mi rinnova chi torna, chi crede nella qualità che sempre garantisco, chi premia l’originalità delle mie ricette.
Per questo ho voluto che chiunque potesse godere qualcosa del menu di HOSTeRIA anche a casa. Chi ordina un pranzo o una cena da portar via rende onore alla mia cucina.
È un servizio che curiamo con attenzione, con doggy bag, contenitori e borse di carta idonei alla funzione. Ritrovate intatti a casa tutti i gusti di HOSTeRIA.
Questa riflessione sull’asporto mi offre l’opportunità di rimarcare la ricerca continua di piccole o grandi espressioni di cura: cura del cibo, cura del cliente, cura del locale.
Come non amo la banalità e la monotonia così non amo l’approssimazione. Mi piacciono i particolari, quelli che fanno la differenza, quelli che testimoniano ogni giorno l’impegno al ristoro e conforto.
Il senso della mia cucina si trova in tutto, nella concezione di un piatto e in tutto quello che può essere gradito al cliente. Naturalmente alla mia maniera: coraggiosamente.

mercoledì 25 aprile 2018

Non si può accontentare tutti…e io non lo voglio fare

8.a puntata di CHEF DIETRO LE QUINTE
Nella vita si può scegliere di stare nel mezzo, di non decidere, di non prendere posizioni nette. Insomma di fare equilibrismo per cercare di piacere a tutti o per la paura di essere criticati.
La stessa filosofia la si può applicare anche nella ristorazione, in cucina. Impostare menù che stanno nel mezzo senza scegliere ispirazioni e direzioni nette, con gusti che accontentano un po’ tutti, con piatti a volte anche anonimi ma a cui il palato della gente è ormai assuefatto.
Insomma, un intorpidimento dei gusti, dei sensi e delle emozioni per, come si dice, ‘stare nel mazzo’ e garantire un’offerta che più o meno arriva a tutti.
Io non sono nulla di tutto ciò, mi dispiace. Ho scelto di osare, di prendermi i miei bravi rischi. Il risultato? Essere amato da tanti affezionati clienti e essere criticato a volte ferocemente (e magari non sempre giustamente) da altri.
Il motivo? Non essere omologato, stravolgere gusti e modi di essere della ristorazione NORMALE.
Come? Non facendo una cucina “pettinata”; con un menù inconsueto senza primo secondo e contorno; giocando con i piatti; mescolando dialetto con italiano, inglese e fantasia; osando su porzioni abbondanti e non su micro porzioni, coinvolgendo decine di fornitori; usando il maiale ed il gorgonzola per un KEBABBO tutto Novarese o arrotolando una cotoletta come una pizza a portafoglio.
I quattro antipasti, 4 primi e 4 secondi consigliati dai guru televisivi non fanno per me. Voglio essere esagerato e giocare appassionatamente con il cibo ma cucinandolo con passione, dedizione e rigore, quel rigore che ho imparato da giovane da chi quel mestiere duro -ed allora sicuramente poco gratificante dal punto di vista economico e del prestigio- lo aveva imparato con i fondamenti della cucina classica e con la fatica di chi a quindici anni cominciava la propria gavetta caricando i bruciatori a legna delle stufe in ghisa.
Detto questo, scusate se non riesco ad essere tra i ristoratori della cucina comoda e facile, senza guizzi creativi (e al massimo con fronzoli visivi), è più forte di me. Ma se cercate di capire il mio lavoro, ciò che si cela dietro il mio modo di fare il cuoco e fra le righe del mio menù forse apprezzerete le linee guida di fondo e diventeremo compagni inseparabili.

venerdì 13 aprile 2018

No allo spreco

7.a puntata di Chef dietro le quinte
Il cibo è prezioso, molto prezioso. Dobbiamo badare, tutti, a fare tesoro delle risorse. Non solo. Quello che arriva in tavola è anche il frutto di tanta cura di produzione e preparazione quindi prestare attenzione significa anche rispettare: rispettare il lavoro di chi ha coltivato, allevato, cucinato.
Tutto questo nella mia filosofia di cucina significa NON SPRECARE.
Questo principio, questo NO allo spreco, si basa, determina e spiega diverse cose:
1.    È la ragione per cui non cuciniamo quantità industriali di piatti, prepariamo poco alla volta, per pranzo e per cena, e talvolta qualche cliente non trova tutte le pietanze pronte. Solo così garantiamo di utilizzare solo prodotti freschi e, appunto, di non sprecare.
2.    La mia scelta di una cucina genuina e fondata sui valori della tradizione si traduce in una prima operazione quotidiana, ad esempio: preparare il brodo come facevano le nostre nonne, SENZA DADO. Un brodo “vero”, di verdure e di carne. E questo vuol dire che le ossa di carne piemontese del mio macellaio di fiducia, i ritagli del pollo, le foglie del sedano, i gambi del prezzemolo, la parte verde dei porri ecc… non sono destinati al bidone ma diventano il sapore sano e buono di una volta!
3.    Nella mia cucina è bandito l’eccesso decorativo. Chi pensa troppo all’estetica del piatto per me non solo rischia di sottrarre centralità alla qualità e al gusto, spreca molto e non lo trovo etico. Basta pensare ai piatti ricchi di giochi geometrici di gocce, righe, germogli e fiori. Forse chi non è del mestiere non ci pensa o ci pensa poco ma tutto quel lavoro di ‘dettaglio’ è tempo, creatività, impegno distratto dalla preparazione, che ha peraltro un costo altissimo che il cliente paga. Io, cuoco, voglio soddisfare il palato! Si mangia anche con gli occhi, certamente, ma non quando la presentazione appaga più l’ego artistico di chi sta in cucina che il piacere di chi sta a tavola. Piace anche a me proporre piatti che abbiano anche un’armonia visiva ma il primo obiettivo è e deve restare la bontà che offro!
Ho concepito così una cucina sostenibile, una cucina sana, una cucina appagante, una cucina che fa onore alla sua storia più autentica e largo uso del buon senso. Una cucina che non mortifica affatto la mia fantasia, anzi, ma mi tiene saldamente ancorato ai suoi valori profondi. Per questo HOSTeRIA è il luogo del ristoro e del conforto.
Al prossimo appuntamento!

venerdì 6 aprile 2018

La sfida del menu


6.a puntata di Chef dietro le quinte
La scelta di un menu molto, molto, molto ampio è una delle più grandi sfide della mia cucina.
Perché un menu così ricco?
Perché ho concepito la cucina di HOSTeRIA come una fucina di idee, come la possibilità di offrire tanti piatti innovativi. Perché ho scelto di lavorare SOLO PRODOTTI FRESCHI di alta qualità e questo vuol dire confrontarsi giornalmente con le preparazioni, senza additivi e surgelati. Vuol dire anche fare davvero fatica. È un lavoro enorme e spesso stressante, una lotta contro il tempo, un impegno di costanza assoluta.
Ma significa più di tutto ESSERE CUOCHI e cucinare davvero. Io e gli altri tre ragazzi della brigata siamo appassionatamente cuochi.
Cosa ho voluto insegnare ai miei collaboratori? La vecchia arte, quella delle nonne. Così nella cucina di HOSTeRIA entra la virtù della tradizione: evviva i piatti creativi ma nel rigoroso rispetto delle regole fondamentali di bontà dell’antica cucina. Questo comporta magari tempi di cottura lunghi, molte piccole e grandi cose da fare perché non usiamo preparati industriali, conoscenza reale delle materie prime da trattare, continua applicazione di testa e mani.
Eppure la sfida del menu, con tutto il carico di stanchezza, rischio, tensione, è la vera scarica di adrenalina di HOSTeRIA.
A pranzo cambiamo addirittura ogni giorno le proposte e ciò implica, ogni mattina, approvvigionarci e metterci ai fornelli con piatti diversi. Bellissimo. Sono orgoglioso, orgoglioso di essere CUOCO, orgoglioso di impegnarmi dalla mattina alla sera per sostenere la sfida.
Ho tanto da raccontare su questa cucina vissuta di pancia e cuore e ogni puntata di Chef dietro le quinte è un’emozione che consegno a chi già gode della nostra tavola e a chi vorrà provarla.
Al prossimo appuntamento!

venerdì 23 marzo 2018

La creatività NEL piatto

5.a puntata di Chef dietro le quinte
Eccoci alla quinta puntata. La quinta puntata di un racconto che è un po’ come il backstage dei film, nato per la voglia di spiegare come lavora la mia cucina, perché faccio certe scelte e cosa spero che arrivi in tavola e al palato.
Le radici nel territorio sono salde perché ho scelto di usare i suoi prodotti migliori. La passione è altrettanto salda perché amo questo lavoro e la soddisfazione di proporre occasioni culinarie originali.
Ho accennato sin dalla prima puntata alla fantasia. La mia fantasia. Abbondante e generosa, come le mie porzioni.
Una fantasia che ha bisogno davvero di essere narrata perché ha poco o nulla a che vedere con l’estetica di certi piatti.
Certo impiattare, come si dice in gergo, ovvero comporre la pietanza nel piatto, qualche cura la richiede. Al ristorante ci aspettiamo abbia la sua parte anche l’occhio. Usiamo in effetti anche la vista, per appagarci. Quindi è chiaro che pure io in HOSTeRIA penso alla presentazione. Però è altra la creatività che privilegio e assecondo ogni giorno.
Quello a cui tengo è il contenuto, in termini di qualità, di combinazione, di ricerca. La cucina ‘di ricerca’ è appunto la cucina che io intendo e vivo come continua evoluzione della sperimentazione e del gusto. Magari provo a utilizzare un taglio di carne diverso da quello consueto, a interpretare una ricetta con un ingrediente inusuale, a studiare qualcosa che sia veramente nuovo non nella forma ma nella sostanza. Nuovo nella concezione! Questo secondo me è il piatto innovativo.
Basta scorrere il menu di HOSTeRIA perché un intenditore si accorga del lavoro e delle ispirazioni che ci sono dietro e dentro. Ma è bello e giusto che lo colga profondamente anche il cliente meno esperto.
Volete un piccolo esempio?
Il Khe Babbo non è una rivisitazione del Kebab. È un’autentica proposta esclusiva. Una portata nella quale ho condensato le bontà locali, la stagionalità e la mia vena rivoluzionaria.
Ma in tutto, in tutto…sono fuori standard. Mi piace osare e credo che questa sia la vera essenza della cucina creativa.
Alla prossima puntata!

mercoledì 14 marzo 2018

La passione...in quantità


4.a puntata Chef dietro le quinte

Nelle prime tre puntate ho lanciato principi essenziali della mia filosofia di cucina: il territorio, la qualità, la passione. Ho parlato di genuinità, concetto sul quale insisterò parecchio, e ho quindi chiarito che non faccio ricette tipiche ma piatti con prodotti del territorio.
Come mi sostiene? La passione, è fuor di dubbio. Ma Chef dietro le quinte vuole che io mi metta a nudo e racconti tutto. Anche della smania e dell’ambizione! Ogni buon cuoco, bisogna dirlo, è un vanitoso che aspetta conferme dai tavoli.
Questa è una rivelazione che ha peso e significato, nella preparazione ai fornelli.
Perché è motivazione, è euforia, è ricerca continua, è grinta.
Così, dopo la confessione con tanto di etichetta di vanitoso, sarà anche più chiaro il guizzo creativo che diventa fuoco. Non mi piace cimentarmi in presentazioni e ghirigori, adoro confrontarmi con il cibo e dare vita a cose esclusive.
Su questo aspetto tornerò in una delle prossime puntate, è da approfondire molto.
Oggi è la volta della passione. Passione…in quantità.
Un altro punto fermo della filosofia che ispira HOSTeRIA è la quantità.
L’idea delle porzioni striminzite è assolutamente fuori dai miei pensieri.
Nell’economia del menu che rinnovo ad ogni stagione e nell’ispirazione del locale c’è il conforto, il ristoro. HOSTeRIA come ristorante, osteria, locale del gusto, vuole praticare l’arte della tavola buona, innovativa, soddisfacente.
Come?
Proponendo piatti che da soli, o al massimo accompagnati da uno spuntino o da un dolce, diano piacere e sazietà. In HOSTeRIA non si consumano antipasto, primo, secondo con contorno e dolce. In HOSTeRIA basta una di queste scelte!
Supero così anche la fatidica prova del prezzo.
Nessuna mia proposta può essere super economica: uso materie prime di alta qualità, lavoro solo prodotto fresco di stagione, servo tutte pietanze rigorosamente home made, non utilizzo congelati e confezionati. D’altra parte però, al test dei conti, la spesa è davvero equa perché nessun cliente ha bisogno di ordinare magari tre piatti per togliersi l’appetito…!
La passione…in quantità è un diktat. Vivo la cucina con estro generoso quindi l’abbondanza è un valore, un valore preciso e significativo. Una connotazione.

mercoledì 7 marzo 2018

Genuino è figo


3.da puntata di Chef dietro le quinte

foto...broccoli...d'archivio!
Nelle prime due puntate di Chef dietro le quinte (qui e qui) ho spiegato come, le tre ispirazioni principali della mia cucina -territorio, qualità e passione- mi abbiano guidato nel percorso di ricerca di fornitori/materie prime e idee di preparazione.
Non propongo una cucina tipica ma una cucina con prodotti del territorio.
Questo favorisce la freschezza e il rispetto della stagionalità ma esprime anche una cultura, una scelta di valorizzazione delle risorse locali.
Proprio raccontando del tour per cascine, aziende e allevamenti ho accennato alla filiera, virtuosa, tra me e i produttori.
Ma cosa garantisce la qualità?
Ecco il nesso, il collegamento strepitoso tra cucina e territorio: conoscere, assaggiare, provare in ricetta, sono passaggi chiave, della valutazione.
Innanzi tutto il background. Un buon riso, dei buoni cereali, un buon formaggio, una buona patata, affondano le loro radici nella tradizione, nel costume, nell’esperienza. E in una scelta: quella della genuinità.
Questo elemento – la genuinità – significa più di aderenza a standard ‘commestibili’. È, appunto, una scelta: quella di alimenti naturali, schietti, non sofisticati.
Questo ho cercato, chiesto e trovato.
#solocosebuone
#genuinoèfigo
Hashtag? Slogan?
No, sono la sintesi di una filosofia, di un sogno, di una sfida. Voglio che Hosteria porti in tavola la qualità del territorio e che quella bontà diventi figa. Ben oltre ogni ghirigoro (ormai peraltro out!), diversamente dalle tendenze mondane. Nella piena soddisfazione di chi desidera un conforto da buongustaio, per chi è attento a un’alimentazione sana, nutriente e autenticamente pregiata, la cucina figa che offro è quella genuina.
Questo non significa ‘piatti di una volta’ ma, anzi, crescita e innovazione continua.
Come renderla trendy? Certo che me lo sono chiesto! E ho risposto con una formula: location+originalità…
Ma questo alla prossima puntata!

venerdì 23 febbraio 2018

Tour per cascine, aziende e allevamenti

2.da puntata di Chef dietro le quinte

Cos’è Chef dietro le quinte? Un racconto, un reality, un faro puntato su una filosofia di cucina.
Chi avesse perso la prima puntata di Chef dietro le quinte la trova qui.
Come è iniziata l’avventura di Hosteria? Con un viaggio. Un vero e proprio tour per aziende agricole, allevamenti, cascine del nostro territorio.
In buona compagnia di un amico esperto sono stato per campi, stalle e realtà produttive locali a caccia di cose buone. E non solo. Volevo conoscere. Cercavo ispirazioni e collaborazioni.
Ecco, volevo annusare e assaggiare l’eccellenza locale ma volevo anche incontrare persone, persone con le quali interagire e scrivere una storia di genuinità e di passione.
Era il primo fondamentale passaggio: scegliere i fornitori in base ai loro prodotti e alla loro mentalità. Proprio così. Una cultura del territorio, della professionalità, della creatività, arriva in tavola con una marcia in più. Fa la differenza.
Oggi alcuni rapporti stanno dando i loro frutti non solo nei piatti ma anche nelle idee, in quel continuo work in progress che è la mia filosofia del ristoro.
Cereali, carne, verdure…tutto deve rispondere a qualità e stagionalità. Io non propongo una cucina tipica, offro una cucina con i nostri prodotti, gli ingredienti della nostra zona. Non rivisito le ricette della tradizione, interpreto una modalità di abbinamento e preparazione di ciò che mi offrono quelle aziende agricole e quegli allevamenti che hanno i miei stessi valori.

Di strada ne abbiamo fatta ma il bello è che molta ne abbiamo ancora da fare. La filiera virtuosa è continuamente alimentata da proposte, nuovi impegni, sperimentazioni. Questa è la crescita possibile. L’evoluzione di un tour che ha messo insieme teste, principi, rigore, fantasia. Io sono un inguaribile ambizioso, molto esigente e perennemente presente. Loro, da fornitori lieti di far parte dell’allegra cordata, finiscono quasi per non sbuffare neanche più!

Alla prossima puntata!

mercoledì 7 febbraio 2018

La cucina dell'amore

1.ma puntata di Chef dietro le quinte
Un appuntamento con Chef dietro le quinte l’ho pensato perché raccontarmi e raccontare la mia cucina più che celebrare una storia vuole appunto farla vivere. Farla vivere a chi ha qualche entusiasmo non solo per la tavola ma anche per la vita, per le idee, per i sogni e…per il territorio.

Ecco, ho già lanciato i primi due punti:
la cucina e il territorio.
Da cuoco la passione per la cucina è scontata. Quella per il territorio è da affermare, con le scelte di ogni giorno. E comunque entrambe possono essere interpretate in modo molto personale.

Volete conoscere il mio?
Innanzi tutto associo il mio amore per la cucina alla ricerca e al gusto. Adoro creare e sperimentare per consegnare nuove esperienze, per generare nuovi sapori, per osare nuovi percorsi. Non mi interessa la fantasia del piatto ma la fantasia nel piatto. Qui non troverete altra bellezza che la genuinità. Nessuna presentazione artistica, molta preparazione geniale.
In logica successione associo il mio amore per la cucina al territorio. E lo faccio per molti motivi, non solo perché qui sono nato e qui ho assorbito lezioni e tradizioni.
Il primo è la freschezza e la qualità delle materie prime che posso andare a verificare dai produttori locali.
Il secondo è il desiderio e l’impegno affettivo a valorizzare i nostri luoghi, le nostre specificità.
Il terzo è ispirato a una logica economica e culturale che credo andrebbe fortemente sostenuta: quella di metterci la faccia, per il territorio. Crederci, investirci e tirar fuori il meglio che è possibile offrire. In questo senso la filiera fornitori – ristorante è un esempio virtuoso di come conservare e gestire il patrimonio agricolo e di allevamento, l’eccellenza, la crescita sostenibile.

Voglio puntate brevi e facilmente leggibili quindi mi fermo qui segnalando tre parole chiave:
territorio
qualità
passione


Alla prossima puntata!